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Due cose mi mandano in crisi Pasqualino: l’aver fatto letteralmente il bagno nel sangue fresco del capitano niuiorkese, il contatto diretto tra il suo sangue - di Pasqualino, che era tutto malamente escoriato - e quello d’un essere così malvagio (non scordiamoci che Pasqualino, in occasione del Grande Starnuto della Luce della Vacca Santa, ha visto il Male nel capitano niuiorkese) e la Malattia di Pasqualone.
Il cuore di Pasqualone, infatti, se ne sta lì a ballonzolare intorno all’Ultrabattello, mangiando stelle. Non propriamente le stelle, esso cuore mangia, ma tutto ciò contro cui rischia di andare a sbattere l’astronave errabonda e sgangherata. Dentro, son tutti felici del comportamento del cuore di Pasqualone, poiché l’Ultrabattello non è ancora stabilizzato e va di qui e di là, senza controllo. Ci stanno lavorando, ma per il momento il cuore di Pasqualone rende al Magnifico Equipaggio un gran servigio.
Pasqualone, lui, dorme. Nella sua cuccetta, come re Artù inumato nella barchetta. Come Gilgamesh, quando incontra uno forte come lui - ma forse più forte - e cade malato. L’amore è anche questo. Come Cuchulainn, il cane di Chulainn, caduto malato per lo stesso motivo, ma in Irlanda. Succede questa cosa agli eroi mitologici: quando s’innamorano, s’indeboliscono, cadono malati d’una malattia grave, che non va più via.
Come quella che Pasqualino crede d’essersi preso facendo il bagno nel sangue del capitano niuiorchese. Ora ha smesso di infastidire la dottoressa Stanislàvlem con la paranoia dell’aids. Adesso - complice anche la stranezza del cuore di Pasqualone e i lumini dappertutto, tanto che, sull’Ultrabattello, sembra di stare in una chiesa - la sua paranoia s’è spostata nel sopranaturale ed è convinto che il Male sia entrato in lui dal niuiorchese. E che, prima o poi, quella roba che ha visto nel niuiorchese - e che mai dirò a cosa somigliava, perché certe cose è meglio neanche pronunciarle - gli farà fare qualcosa di estremamente malvagio. Ora è in lui, è soltanto questione di tempo.
E poi non ha Pasqualone con cui confidarsi, il povero Pasqualino. Gira e gira per l’astronave, dando il suo aiuto, ma non è più quello d’un tempo. Parla poco e quasi sempre di metafisica o dio. Il male, il bene e via dicendo.
- Io non esploro, - dice a un certo punto alla Stanislàvlem.
La Stanislàvlem alza gli occhi dalla cartella clinica analogica di Pasqualone. Lo guarda.
- Io imploro d’esser chiuso nella mia cabina e piantonato, poiché il Male è entrato in me!
L’Erredititì, al capezzale di Pasqualone, tiene la mano del suo innamorato e tace. La Stanislàvlem invece sbuffa e torna alla sua cartella.
- Allora, - dice poi, - il cuore nuovo che gli sta nascendo in petto è a un buon punto di... Sviluppo. Tra un po’, si sveglierà... E non ho la più pallida idea di come tutto ciò sia potuto succedere... Per me, è un bello smacco...
L’Erredititì si mette a piangere, piano. Di gioia, di sollievo, di preoccupazione, di rabbia... Non sa nemmeno lei perché piange. C’è il rischio che il cuore innamorato di lei sia quello là fuori. E che quello nuovo di Pasqualone non la voglia più...
- Ecco, - fa Pasqualino, e tace.
La Stanislàvlem lo guarda.
- Prego? - fa.
- No, dico, - fa Pasqualino, - se non lo sai nemmeno tu, come sia potuto succedere tutto questo, come fai ad esser sicura che io non sia contaminato dal male del niuorchese? Parliamoci chiaro...
- Ecco, - fa la Stanislàvlem, - parliamoci chiaro.
Lo prende per un braccio, lo tira via di lì, fuori dalla cabina di Pasqualone.
- Non lo so, - gli dice nel corridoio, - non lo so come sia potuto accadere che il vecchio cuore di Pasqualone sia diventato quello che è diventato. Hai ragione. Non so nemmeno se il Male è entrato in te. Ah, ma se è solo per questo, non so nemmeno un sacco di altre cose! Ad esempio, non so che cosa mi risponderai tu, adesso! Non so se moriremo tutti, tra dieci minuti o tra dieci anni e come! Non so che cosa diavolo è la bistella corvascia! Non so se l’universo è infinito o soltanto molto grande! E non so perché cavolo hai i denti del giudizio! Che non ti servono a un cazzo di niente!
Pasqualone inspira profondamente, mentre la Stanislàvlem se ne va. Ha ragione, pensa, ma intanto sta gà architettando un altro piano per sapere se è contaminato dal Male o no: farsi starnutire addosso dalla Vacca Santa.
Passa, nel corridoio, il Capitano-Oste. Guardando brevemente Pasqualino, piantato lì e pensieroso, si sporge nella cabina di Pasqualone:
- Allora, cresce, - fa all’erredititì, - cresce ‘sto cuore?
- Sì, grazie, - dice la ragazza, asciugandosi le lacrime.
Il Capitano guarda ancora brevemente Pasqualino e se ne va, scuotendo la testa.
- Robe da pazzi, - lo sente dire Pasqualino.
Poi lo sente fischiettare.
caro andrea,
innanzitutto scusa il lungo silenzio. le faccende della vita mi han tenuto lontano con la testa. ora che la mia testa è di nuovo bene collegata al mio corpo, ti scrivo e ti racconto.
qui tutto bene, se si esclude il fatto che ha iniziato a piovere come dio la mandasse e a sto giro non credo smetterà più. è per questo motivo che ho cominciato a costruire una barca per salvare me e i miei cari. la sto costruendo sul tetto della mia casa, in modo che, quando l’acqua giungerà fino su, basterà salirci e iniziare la navigazione verso lidi più sicuri.
piove tanto anche dalle tue parti? immagino di sì, dato che abitiamo in linea d’aria a circa cinquecento metri. sia chiaro che un posto per te, sulla mia barca c’è. anche per i tuoi cari. puoi, per favore dirmi quanti cari hai?
in modo che io possa iniziare a fare una lista.
qui in via baretti ci si chiedeva come stanno i nostri amici sull’ultrabattello, dopo tutte le vicissitudini e i fraccalemmi di cui sotto.
come stanno?
il fatto che siano sopravvissuti al passaggio attraverso la bi-stella korvascia è di per se un miracolo della madonna. qualsiasi astrofisico ne rimarrebbe sorpreso. a mio parere è un segno del destino. vuol dire che i nostri eroi ci hanno un bel culo. e il culo aiuta gli audaci. e io sono convinto che i nostri audaci amici siano nati per combinare qualcosa di grande.
hai notizie di enzo?
bene, per ora ti saluto.
stai bene.
copriti che fa freddo.
guido
Nessun problema, Guido! Va benissimo per la pastasciutta dei tre martedì, grazie, ma non ti preoccupare per il resto. Poi, non è vero che sono l’unico che ti sopporta, dai. E ho anche un carattere abbastanza delle balle.
Comunque, come puoi notare, qui si procede - in qualche modo.
Ora, scusami, ma torno adesso dal turno in miniera, devo buttar giù un paio di appunti che mi son venuti mentre ero lì che picconavo (lavoriamo anche di domenica, è uno schifo), una doccia e via.
Ci vediam lì. Viva la radio!
andrea, caro amico mio andrea, tu che sei l’unico dei miei amici che riesce a sopportarmi perché hai un carattere d’oro, andrea. sì, è inutile che dici di no, perché io lo vedo con gli occhi della mente, andrea, che dici di no, ma invece è sì.
tu hai un carattere d’oro, andrea.
andreino mio caro, per 10 lunghi giorni, 10 interminabili giorni, hai portato avanti le avventure dell’ultrabattello da solo, senza lamentarti.
forse 11.
s’aggiunga che il momento non è facile, per i magnifici ragazzi dell’ultrabattello.
s’aggiunga che abbiam esagerato un po’ con la saspens e i nostri magnifici lettori eran sulle spine.
s’aggiunga il capolavoro che vai scrivendo di nascosto e il nuovo blog e la miniera, andrea.
io non so come sdebitarmi, adesso.
voglio, qui davanti a tutti quelli che ci leggono, dirti quanto segue qui sotto.
a partire da questo martedì, andrea, quando vieni da me alle tre del pomeriggio col falafel senza cipolle che compri lì sotto, per tre martedì, andrea, tre martedì tre,
non comprare il falafel, andrea
io, per sdebitarmi, ho testé deciso di prepararti - per tre martedì tre - la pastasciutta col pomodoro e la mozzarella, che so piacerti tanto.
(non sarà come quella che fai tu, andrea, ma spero che apprezzerai il gesto).
Quando aveva incominciato a cadere, Pasqualone s’era detto:
- Porcamiseria, dimmi tu se, con queste fiammelle dappertutto, l’interno di quest’Ultrabattello non assomiglia ad una chiesa! Proprio l’interno di questa astronave, poi - beffardo scherzo del destino! - che è stata quasi distrutta, si può ben dire, dal Vaticano!
Poi, aveva toccato il suolo e aveva perso i sensi.
Nei giorni che seguirono il passaggio tra le korvasce, la dottoressa Stanislàvlem ebbe un gran daffare. Fasciati, zoppicanti, alcuni con una nausea perenne, tutti andavano di qua e di là, e la dottoressa dietro. Non potevano riposarsi e curarsi. Dovevano al più presto interrompere la deriva dell’Ultrabattello, fermarlo in qualche modo. Rischiavano in continuazione di finire contro un asteroide, o di esser catturati dalla gravità di qualche pianeta. Lo spazio, perlopiù vuoto ovunque, lì dov’erano finiti era stranamente pieno di masse di materia, pulviscolo aggregato, meteoriti dalla forma mostruosa, planetoidi, cazzate. Un sacco di cazzate dappertutto. O forse erano soltanto loro che, adesso, senza scudi e alla deriva, ci facevano caso.
Il cadavere di Capitan Fracassa fu liberato dal frammento di biopannello e, per il momento, surgelato.
Pasqualino era stranamente silenzioso e appariva preoccupato. Pasqualone, invece, che era sempre stato stranamente silenzioso e che sempre - in vita sua - era apparso preoccupato, parlava in continuazione e saltellava quasi, andando di qua e di là. E dire che era uno di quelli messi peggio, dal punto di vista fisico. In quello sfacelo, il suo entusiasmo appariva molto strano - ma tutti gliene erano grati.
Il computer di bordo taceva. Gli scudi non funzionavano. La Schwabb non partiva. Le macchinette per il caffé s’erano fuse. La luce, quella c’era. Ma fioca. E, in certe zone della nave, l’equipaggio aveva dovuto aggiustarsi con candele e lumini, tanto che a tratti sembrava di stare in una chiesa. (Ecco, la similitudine, metterla qua e ricordarsi di scancellarla dalla caduta di Pasqualone, sopra, che forse è poco verosimile).
Pasqualone amava tutto. Tutto. Poi, si dirà che fu soltanto perché non era abituato a questo sentimento, ma intanto - adesso - il dubbio che sia “soltanto” per qualcosa che non sia quello che è (l’Erredititì, sé stesso, la Terra laggiù, l’ultraspazio qui, tutti gli altri a bordo e l’Erredititì (due volte)) non lo sfiora neppure. E quello che si dirà poi saranno tutte stronzate dette, appunto, col senno di poi. Quando sei innamorato, sei innamorato. Poi, tutti a dire che tutto ti sembrava bello, ma non lo era. E tu, dopo, a dar loro ragione, annuendo equinamente. Ma intanto, adesso che sei innamorato, credi di amare le cose per quello che sono e, se interrogato, dici che proprio per questo loro essere quello che sono - e non altro - ti piacciono. Perché, quando sei innamorato, ti innamori anche d’un pezzo di lamiera contorto e bruciacchiato. Della tua chiave inglese. Se hai uno che proprio non puoi vedere, di colpo lo puoi vedere. Forse hanno ragione gli innamorati: il mondo profuma, non puzza.
Sia come sia, Pasqualone s’innamora di tutto. Il cuore gli si gonfia come un palloncino, ma meglio, perché non c’è aria compressa dentro. Semplicemente, gli cede il cuore. S’allarga, diventa enorme. Il cuore gli balza fuori dal petto e si mette a camminare sulle arterie. Gira un po’ per l’Ultrabattello, spaventando tutti, poi s’infila in un condotto d’areazione ed esce.
Promemoria: il cuore di Pasqualone rimane a ballonzolare attorno all’astronave, inglobandosi tutto ciò che gli capita a tiro. E’ rosso di sangue da un lato, dall’altro è blu di sangue, è enorme e mostruoso. Non c’è nulla che non possa fare, non ha ritegno. Corre a mangiarsi tutte le cazzate contro cui ogn’ora i nostri eroi rischiano di andare a sbattere. Gioia del Magnifico Equipaggio per questa specie di scudo mobile. Preoccupazione del Magnifico Equipaggio per il resto di Pasqualone, che dorme. Erredititì: solo preoccupazione. Stanislàvlem non sa che pesci pigliare. Sbagliano tutti l’oggetto della preoccupazione. Dovrebbero invece preoccuparsi di ‘sto coso - il cuore di Pasqualone - che, a ogni roba che si mangia, diventa sempre più grande. E sempre più affamato.
Mosse una gamba. Sentì qualcosa che faceva resistenza. Ma quella gamba, lui, doveva comunque muoverla, perché gli faceva male. Scalciò.
- Ahia, cazzo.
Riconobbe la voce di Pasqualino. Aprì un occhio. La prima cosa di cui si accorse fu di non riuscire ad aprire anche l’altro, il destro. Poi sentì d’essere sdraiato in un posto piccolo, angusto. Era la plancia dell’Ultrabattello, ma piccola quanto lo era sulla Terra. C’era una gran puzza di bruciato. Ricordò che cos’era successo. Sperò, per una frazione di secondo, che fossero tornati sulla Terra e che tutto fosse stato un brutto sogno: il capitano niuiorchese che si rivela un fanatico mandato dal Vaticano, il dirottamento, il passaggio tra le cosce della korvascia... Ma poi capì. Le dimensioni della plancia erano dovute soltanto alla forza di Schwabb, che era andata a farsi benedire.
Cercò di alzarsi, Pasqualone, ma non gli riuscì e si issò quel tanto che poteva, puntando l’avambraccio a terra. Allungò una mano nella penombra e, cercando di capire che cosa avesse di fronte, smanacciò la prima cosa che riuscì ad afferrare.
- Mi lasci il piede? - chiese Pasqualino, scocciato.
Pasqualone lo lasciò.
- Ha piantato un bel bordello, - riprese Pasqualino, - lo stronzo niuiorchese, qui... Strano, però, come riesca ancora a parlare... Dovrei essere dissanguato, a quest’ora.
Pasqualone cercò di alzarsi voltandosi dall’altra parte. Per farlo, appoggiò la mano destra su qualcosa di soffice. L’imballaggio d’una poltrona, pensò.
- Ahia, - protestò nuovamente Pasqualino, - ma la finisci?
- Ehmacazzo, - sbottò finalmente Pasqualone, - ma sei... Sei ubiquo, sei!
- Sto morendo, - disse l’altro, - non mi sembra gentile da parte tua ricordarmi che son grasso.
Pasqualone fu finalmente in piedi. Si appoggiò allo schienale d’un sedile. C’eran fiammelle che bruciavano dappertutto, sulle consolle e dietro i biopannelli. In quella luce tremula, Pasqualone vide il capitano niuiorchese sdraiato con la testa sulla pancia di Pasqualino. Questi gli teneva un braccio saldamente stretto intorno al collo.
- Quando si sveglia, - disse Pasqualino, guardando l’amico con aria d’intesa, - ci penso io. Gli stacco la testa, giuro... Sempre che io non sia già morto, allora dovrete pensarci voi...
Pasqualone si sporse a vedere. E vide che il triangolo d’un biopannello rotto era entrato in un fianco del capitano niuiorchese ed era uscito dall’altra parte del cadavere. C’era molto sangue sotto i due, nero, denso, già parzialmente secco.
- Puoi lasciarlo, - disse, - è morto. Il sangue è il suo.
Pasqualone si voltò a considerare la situazione, mentre Pasqualino pasticciava nel sangue semi-raggrumato del capitano niuiorchese e, ansimando, bofonchiava:
- Speriamo che non avesse qualche brutta malattia, ‘sto qua.
Pasqualone vide i corpi riversi del Capitano, del signor Cusumano, della dottoressa Stanislàvlem. La Vacca, con flemma, ruminava e lo guardava. Enzo non si vedeva. Poi, Pasqualone vide l’Erredititì riversa contro una paratia. Nel vederla così, provò qualcosa che non riconobbe, perchè non aveva mai provato niente di simile in tutta la sua vita.
Era un tuffo al cuore. Fece per correre, ma la gamba sinistra non resse e Pasqualone cadde in avanti, sbatté l’occhio già tumefatto, gemette, imprecò etc etc.
- similitudine da ficcare da qualche parte, con queste fiammelle dappertutto: l’interno dell’Ultrabattello con l’interno d’una chiesa,
- a Pasqualino viene in mente che quello nel sangue del quale ha fatto il bagno, tutto contuso com’era pure lui, era un kamikaze e gli viene la paranoia dell’aidiesse,
- Pasqualone s’innamora dell’erredititì e, gli ha detto culo, è ricambiato,
- se l’interno dell’Ultrabattello assomiglia, al momento, a una chiesa, l’astronave - vista da fuori - è un rottame. Un rottame alla deriva.
Non lo so come si scrive gonniometro, Guido. Lo segnia anche a me.
Forse gogniometro.
No, me lo segnia anche così.
E mi segnia anche “segnia”.
Boh. Torno a spuntare la correzzione automatica. Sai dove si va a spuntare, nelle Opziioni. Ecco, vai lì e spunta tutto, Guido, tutto.
Io faccio così, perche il compiuter non ha il senso artistico e ti segnia tuto.
Sono molto arrabbiato, Guido. Oggi ero lì che spazzavo il dehor, spazz spazz, pensando all’Ultrabattello che vola e vola, suish suish, tra le meteore e le masse di Schwabb, buca le nebule, pluff, ed è arrivato Sante a fumarsi una sigaretta. Vedevo che mi guardava. Lavora da una vita in un localaccio gemello a quello in cui lavoro io da una vita. Quindi, ci conosciamo da una vita. Quando arriva Sante a pranzo, siamo sempre tutti incazzati perché arriva con un sacco di scoppiati e bevono come dei vichinghi. E non se ne vanno più.
Vedevo che mi guardava. Avrà un paio d’anni meno di me, Sante, ma beve troppo per dimostrarli anche. E io lì, spazz spazz, sull’Ultrabattell, spazz, dritto dritto in mezzo alla bistella korvascia, sistema binario atipicissimo - come tu ben sai, Guido - costitituito da due stelle che - SBAM! - ogni 3 secondi e mezzo cozzano - SBAM! - tra di esse. Non si spaccano mai, dappoiché son fatte di polimeri anti-materici e da un nucleo di anti-gravitoni (al quale nucleo, tra l’altro, è senz’altro da imputarsi il continuo - SBAM! - sbatacchio. Almeno, secondo me. So che tu sei d’un’altra opinione, ma non mi sembra questa la sede per discuterne.)
Comunque, ero lì che spazzavo, suissh suisssh, e mi chiedevo quando quegli idioti a bordo si decidessero a sterzare - o a fermarsi, visto che non si può sfruttare la forza di gravità d’una stella, tantomeno d’una bistella, e Sante mi fa:
- Ma alla tua età spazzi ancora per terra?
E io:
- Certo. Alle volte, lo faccio anche a casa. E tu, tu non spazzi?
- Io no, non più, - dice lui.
Riprendo a spazzare. Chissà, mi dicevo, chissà se nella Costellazione del Piccione - lì vicino alle korvasce - c’è qualcuno o qualcosa di vivo. Sterzeranno verso il Piccione, mi chiedevo, o verso le Briciole? O si fermeranno? Anche perché nessuna nave reggerebbe al risucchio gravitazionale che viene a formarsi tra le korvasce quando s’allontanano di pochissimi anni-luce per poi - SBAM! - cozzare nuovamente insieme.
- Però, pulisco i cessi, - mi dice Sante.
- Ah, - faccio io, - beh, anch'io, - e intanto penso: ma quand’è che se ne vanno fuori dalle palle ‘sti qua, che è da tre ore tre che bevono una grappa ogni volta che - SBAM! - le stelle korvasce sbattono una contro l’altra? E, quasi m’avesse letto nel pensiero, Sante finalmente dice di volermi pagare, io vado alla cassa, lui mi segue, arrivano i suoi amici vichinghi, faccio loro il solito sconto-locale gemellato e Sante mi dà, Guido, due euri di mancia.
Mi ha dato la mancia, Guido.
L’ho guardato come Pasqualone guarderebbe un extraterrestre. Gli ho chiesto:
- Perché?
Ha detto:
- Perché hai i baffi bianchi, cazzo.
Ecco, Guido, io non so bene che cosa cavolo c’entra questa storia del menga di Sante e i vichinghi, ma ‘sta di fatto che, quando son tornato a spazzare il dehor, l’Ultrabattello s’è ficcato dritto dritto tra le stelle korvasce e queste - SBAM! - l’hanno spappolato fin nei più piccoli legami sub-atomici, puoi scommetterci.
Io non so perché l’hanno fatto. Per fare una bravata? Per attirare l’attenzione? E di chi?
Sono molto giù, Guido. Odio tutti. Adesso ti lascio, devo andare a spazzare le briciole di là in cucina, altrimenti entrano i piccioni dal balcone e scacazzano dappertutto.
Si sono suicidati. Da non credere.
Si sono suicidati e vaffanculo.
andrea,
il tuo silenzio mi ha invitato a riflettere.
io ho accettato l’invito
ed ho riflesso.
ho riflesso e riflesso e riflesso e poi ho capito che tu non te lo chiedi no come io abbia fatto a calcolare l’attuale rotta dell’ultrabattello con un margine di errore d soli 9 centimetri.
quindi non te lo spiego.
però ti racconto che cosa ho scoperto analizzando le carte stellari.
ho scoperto che l’ultrabattello, mantenendo questa rotta e questa velocità di crociera, se non sterza immantinente mi va finire nell’orbita della bistella korvascia.
sai meglio di me, andrea, che la bistella korvascia è un luogo che proprio è meglio di no.
cioè, vita, sicuramente non ce n’è.
ed è luogo pericolosissimo.
è tutto pieno di robe difficoltose come buchi neri, alterazioni spaziotemporali, meteore impazzite, piogge acide, madonne volanti e chi più ne ha.
lo so che i ragazzi, lassù, tra un caffè e una sigaretta stanno attenti.
però andrea, un filo di preoccupazione, lasciamelo dire, un filo di preoccupazione.
tanto sterzano, no?
andrea?
non te lo chiedi?
apparte il coma vegetativo, andrea, il fatto gli è che ieri ho consultato le carte stellari di mio zio ivan. mio zio ivan è uno che in gioventù gli piaceva tutto questo affare delle stelle e delle nebulose e delle supernove e dei soli e dei quasar e tiene in soffitta un rotolone di carte stellari di gran pregio. ora, andrea, è cosa nota ai più che io di astronomia non ci capisco una minchia, però, tornato a casa dopo la lauta cena offertami da zio ivan, ho srotolato sul tavolo una di queste enormi carte, ho tirato fuori il mio compasso delle medie e anche il gognometro e anche la squadra.
come si scrive gognometro, andrea, che il mio compiuter me lo segna?
comunque,
son stato lì a fare un sacco di cerchi e di linee e ho calcolato l’attuale rotta dell’ultrabattello con un margine di errore di 9 (nove) centimetri.
ora tu amico mio di mille avventure andrea, ti chiederai come ho fatto a calcolare l’attuale rotta se non ne capisco niente di astronomia e men che meno di viaggi spaziali.
te lo chiederai?
dai, chieditelo.
Ora voglio raccontarvi una storia triste e allegra, ragazzi, statemi a sentire. Una storia d’amore e di santità, e di male travestito da bene! Perché succede, ragazzi, oh se succede! Perché in noi c’è il bene e c’è il male - sì sì - e alle volte il bene fa finta di essere il male e viceversa, ragazzi! E, soprattutto quand’è viceversa, non c’è da scherzare. Il bene e il male, sì, perché in un’ipotetico sviluppo piramidale della storia dell’umanità e del suo pensiero - il che non è, no, non è, cantate con me: non è, non è, oh alleluia, non è - noi stiam su questa punta quadrangolare dove non si capisce più neppure se esistono - bene e male - e perché dovrebbero, visto che - per dirne una - la memoria di chi ha rubato tutta la vita ed è scappato all’estero con i soldi viene ossequiata e in tivù fanno come se Sharon - e mi dispiace che sia morto - sia stata una brava persona. Ma di Sharon, signori miei, l’unica cosa che si può dire è che ci dispiace che sia morto - e ci dispiace, sì, cantate con me, avanti: dispiacere, dispiacere per Sharon che è morto! - perché questo è bene: dispiacersi di qualsiasi morte. Qualsiasi. E questo è tutto ciò che possiamo dire della morte di Sharon. E allora io dico, ragazzi, che il bene e il male esistono! Sì, esistono! E ciò che è nato nella malizia, signori miei, non potrà in alcun modo tornare a vantaggio del bene! E, di nascere nella malizia, succede soltanto agli oggetti e alle idee, mai alle persone! E allora, il fatto che pochi abbiano tutto e tutti gli altri niente non potrà mai essere bene! Mai! Potete rigirarla come volete, signori, come volete! Cos’è, un’idea? Un oggetto? Una frittella? Fregatevene, non è bene! Potete dirvi e ridirvi che il comunismo è fallito - ed è vero, il comunismo è fallito, cantate con me, il comunismo è fallito, fallito, alleluja! - ma questo non significa che lavorare fino ad ammalarsi e a crepare per arricchire quattro persone quattro in tutto il mondo (e magari pure votarli alla presidenza del consiglio, poi, che è il massimo della perversione diabolica) sia un bene! Cazzo! Ma a parte queste considerazioni, anche molto sagge, io - in questo mio ultra-soul-post - volevo dirvi che è di nuovo Lei, signori, ancora una volta Lei a salvarci le chiappe su quest’astronave con l’Infiltrato del Vaticano, signor Capitano Niuiorchese, che a questo punto non è, non è, non è, cantate con me: non è Capitano Niuiorchese! Non è Capitan Fracassa! E' altresì Capitan Stronzo!
Avete già capito chi è la Salvatrice? Ma certo, bravi! E’ la Vacca, la Vacca Santa! Guardatela, mentre zampetta verso la plancia dove si tiene la riunione settimanale dell'Ultrabattello, creatura di sublime leggiadrìa pur nell’ambiguità del suo essere: Celestiale Arma eppur Vacca. Nelle sue palpebre, quando le sbatte, sorge e risorge l’aurora! Nella sua bocca è la poltiglia verde e bavosa di cui si nutre! Il male non la tange. Può passare nel peggior brago e uscirne lavata e stirata e pure sorridente!
Il suo starnuto, signori, irradia luce.
Guardatela, mentra entra come se niente fosse nella stanza, ruminando per i fatti suoi.
- Vacca in plancia! - annuncia il Computer di Bordo.
Una margheritina, rimasta fuori dalla sua bocca, le solletica il naso. Estroflette la possente lingua.
- Ora che ci siamo tutti, - inizia a dire il Capitano Ostedi84chili...
E la Vacca starnutisce.
La plancia s’illumina a giorno, più che a giorno. La luce spedita nello spazio sarà visibile - per i nostri occhi di terrestri e per quelli che speriamo esistere oltre ai nostri - ancora anni e anni dopo. La luce è così intensa che tutti i presenti nella stanza vengono passati come ai raggi X, ma più potentemente e senza danno alcuno. Soltanto due persone - l’Erredititì e Pasqualino - stavan casualmente guardando Capitan Stronzo, e vedono - per un lampo, in un lampo - il male che è in lui. Non dirò a chi o cosa assomiglia questo mostriciattolo, il solo nominarlo attira le tempesta, fa ribollire gli oceani! Insomma, porta sfiga.
Alleluia! E io vi dico che d’ora in poi, l’Erredititì e Pasqualino non perderanno mai di vista Capitan Stronzo - per loro, ancora Capitano Niuiorchese - no, non lo perderanno mai di vista, mai! Perché quello che han visto in lui non gli piace per niente! Gli staranno addosso come sanguisughe, ma meglio delle sanguisughe, perché, dopo un po’ che hai le sanguisughe addosso, te ne accorgi! Con molta più discrezione delle sanguisughe, ecco. Il male non è ancora sconfitto, ma è già qualcosa! Forza, cantate con me: è già qualcosa, è già qualcosa, orca se lo è! Vivan Pasqualino e l’Erredititì, Sanguisughe Discrete! Viva la Vacca Santa, che ha ridato speranza all’Ultraspedizione con il suo sacro Starnuto! Alè alè alluluia alè!
Endriuronc-Braun de Ching ov Providens detto anche il Mistico di via Utah.
P.S. Guido, hai visto come funziona bene questa macchinetta che ho comprato al mercato per soli 24 euri e 30? Spero proprio che tu abbia apprezzato i filmini che ti ho mandato, di Pasqualone che, con aria disgustata, prepara i croccantini findus per Enzo.
E di Enzo, che fa le capriolette in assenza di gravità.
questa notte andrea, non ho chiuso occhio. ho vagato per la casa fino alle ore piccole. fino a quelle piccolissime, quelle microscopiche. le ore a un certo punto erano così minuscole che a occhio nudo non potevi vederle. a quel punto lì ho acceso la tele e mi son guardato le trasmissioni delle cassette porno.
poi è spuntato il sole, io ho spento la tele e mi son fatto una doppia camomilla correta zenzero.
è lo zenzero andrea.
è lo zenzero alle sei e un quarto del mattino che con il suo effetto pizzicorino mi ha aperto gli occhi dinnanzi alla verità dei fatti incontestabilmente certi (d’ora in poi v.d.f.i.c.).
e i fatti, anzi, il fatto è che c’è stato un errore di persona.
quando io ti ho proposto il capitano niuiorchese come membro importante per la missione dell’ultrabattello – e tu lo sai che non sono un citrullone – ero certo di quel che facevo. il capitano niuorchese, mi son detto, sorseggiando la mia camomilla, ci ha un curricolo di tutto rispetto. ed è un uomo al di sopra di qualsiasi sospetto. l’ho conosciuto personalmente in indocina quando trafficavo in gatti di marzapane vivi.
abbiamo passato nove giorni e nove notti nella foresta indocinese inseguiti dai famigerati poliziotti privati cannibali del dottor proctor, detto “il sanguinaio”.
e ti assicuro che in nove giorni e nove notti di fuga nelle tenebrose foreste indocinesi uno, il suo compagno di fuga, arriva a conoscerlo bene. e poi, ti assicuro puro, che il capitano niuiorchese tirava dei bestemmioni da far fischiare le orecchie al papa in persona. dunque che sia diventato un agente segreto del vaticano, andrea, ci metto una tua mano sul fuoco, andrea che non è possibile.
ma dicevo, apparte la mia personale conoscenza col capitano, andrea, tu a un certo punto hai iniziato a chiamarlo “capitan fracassa di niuiork”. e io lì mi son detto: strano che non s’incazzi, che da come lo conosco io, il capitano niuiorkese è uno che al suo nome ci tiene. però mi son detto: vabè, sarà stranamente in vena di essere preso per le natiche.
poi andrea, finita la mia camomilla, ho fatto la cacca.
poi dopo gli ho telefonato, al capitano niuiorchese.
in questo momento preciso si trova in vacanza a maiemi bich con la sua tavola da surf. sorseggia da enormi bicchieroni di vetro eptagonali intrugli colorati megalcolici e prende il sole nudo.
ecco spiegato l’arcano.
abbiamo imbarcato l’uomo sbagliato.
e in più, oltre a essere sbagliato è pure un agente segreto kamikaze del vaticano.
il capitano niuiorchese mi ha consigliato di farci furbi.
non so esattamente cosa intendesse, andrea.
poi è caduta la linea e io me ne son andato a letto.
mi manca enzo, andrea.
sta bene?
è un po’ che non ne ho notizia.
mangia?
chi gli prepara i croccantini findus la mattina?
con chi dorme nel letto?
siamo spacciati, andrea?
è forse la fine dell’ultrabattello?
‘Stanotte, Guido, ho riletto tutto il nostro libro e, a parte gli errori di grammatica, sintassi e ortografia che facciamo, ho visto una cosa che non m’è piaciuta per niente.
So che tu sei apprensivo e ansioso, Guido, ma non voglio metterti in agitazione. Voglio proprio che tu, come me ‘stanotte, ti prenda una paura del diavolo.
L’altro giorno, al mercato, ho comprato quella macchinetta che hanno anche in Blade Runner, hai presente? E’ una specie di mangia-dischi che s’attacca al monitor del computer. Tu infili nel mangia-dischi una foto e la foto ti appare sul monitor. E, ingrandimento dopo ingrandimento, puoi entrare dentro a questa foto e girare dietro gli angoli che ci sono, veder chi si nasconde e poi, non so, se la foto è la foto d’una stanza a Manhattan - metti - puoi anche uscirtene dalla stanza, scendere le scale e andarti a bere qualcosa al bar.
Ma anche se la foto è la foto d’una stanza a Bagnolo Piemonte, se è per questo, eh? Cioè, vai al bar di Bagnolo, non cambia niente.
Costava 24 euri e trenta, Guido. Io l’ho comprata per il nostro libro, quindi mi sa che adesso dobbiamo accettare lo sponsor della findus (d’ora in poi, scriverò un sacco di volte “findus”, Guido, mi dispiace ma abbiamo bisogno di soldi. Se vogliamo preservarci ideologicamente puri, Guido, ho pensato che possiamo parlarne male. Tanto la pubblicità funziona uguale.)
Comunque - i sofficini della findus fanno schifo - ho stampato tutto il nostro libro - e ho finito mezza cartuccia di nero, fan 7 euri, ma schifo proprio, ‘sti sofficini findus, - e ho infilato le pagine nel mangia-dischi di Blade Runner. Funziona come con le foto, ma con le pagine scritte vedi le foto in movimento. Sul monitor, vedi la scena che hai scritto, e tutto si muove non proprio come in un film - perché si muove tutto a scatti - ma quasi. E poi entri in questa scena, giri dietro gli angoli, vedi bene cosa fanno tutti i personaggi. Così ho visto che, durante il discorso del Capitano (sai quello in rada orbitale intorno alla Luna), l’Erredititì non ascoltava per niente ma guardava fisso Pasqualone. Ma non è questo che m’ha fatto paura. No, questo mi ha fatto ridere per Pasqualone, che invece ascoltava tutto serio. (E aveva ragione, cazzo, il discorso del Capitano era bellissimo!) No, quello che m’ha fatto una paura del diavolo è stato vedere Capitan Fracassa di New York che, nascosto dietro una poltrona, parlava da solo, Guido! Muoveva le labbra in una specie di giuaculatoria che non son riuscito a capire, perché non so leggere il labiale e il mangia-dischi magico col sonoro costava una ventina di euri in più - poi ci sono i bastoncini di merluzzo, della findus, che fanno schifo. Tutto subito, m’è venuta la pelle d’oca, poiché ho pensato che fosse impazzito. E mi sembrava che lì sotto, dietro la poltrona, stesse recitando una sorta di rosario diabolico, o una di quelle litanie dei matti. Poi, la pelle d’oca m’è venuta il doppio, Guido, m’è venuta la pelle come un’iguana, perché ho girato intorno alla sua faccia - la faccia del capitano niuiorchese - e ho visto un auricolare... Stava parlando fitto fitto alla radio, Guido. Ma perché mentre il Capitano teneva il suo discorso? E’ vietato! E perché così di nascosto? Cos’aveva da dire, di così importante, e soprattutto a chi? E perché con quella faccia?
Cos’erano quegli sghignazzamenti folli che gli deformavano il viso?
Allora sono andato a vedermi la scena in cui i nostri evitano il missile e poi Cusumano lo abbatte con la Vacca. E ho visto. Guido, ho visto il Capitan Fracassa che armeggiava con un radio-comando tenuto in grembo...
Perché un radio comando, con l’antenna e tutto, in quella situazione?
E, quando il missile è tornato indietro, Guido, ho visto Capitan Fracassa che esultava e, non so leggere il labiale, ma un “alè” riesco a capirlo.
Perché esultare, in una situazione così drammatica?
E, quando finalmente Cusumano ha abbattuto il missile, ho visto Capitan Fracassa alzare gli occhi al cielo e dire qualcosa che m’è sembrato “merda!”
Perché, Guido? Non era forse contento d’essere ancora vivo?
Vado a dormire, Guido, ‘stanotte ho girato tutta la notte, mangiando patate bollite per il nervoso. Ho analizzato e rianalizzato decine di volte il nostro libro e cercato in tutti i modi di scagionare ‘sto Capitan Fracassa (che mi è sempre stato un po’ antipatico, lo ammetto, ma alla fine mi c’ero affezionato), perché quando si lanciano certe accuse bisogna esser sicuri.
Guido, io penso che Capitan Fracassa sia un infiltrato del Vaticano.
Pure kamikaze, tra l’altro, e ammetto che questa - per uno che lavora per il Vaticano - è una stranezza.
Le ha tutte.
Vado a dormire preoccupato e triste. Dormirò sonni agitati.
Prima, mi mangio un filetto di platessa findus, così avrò pure gli incubi.
da qualche tempo, andrea, anch’io sento le voci. non so se mi hanno nottetempo riempito la casa di altoparlantini ma ti dirò che non mi danno punto fastidio le vocine negli altoparlantini.
forse sto semplicemente impazzendo, chè le voci magari sono dentro la mia testa e io alle volte gli rispondo e loro mi rispondono e io gli rispondo e alla via così.
mi tengono compagnia, soprattutto.
approposito di voci, andrea.
ieri mi ha telefonato l’ufficio marketing della findus. era la signora findus in persona. stanno seguendo appassionatamente le strampallate ( sto stronzo di compiuter io scrivo strampallate con due “l” e lui me lo corregge e mi toglie una “l” ma come cazzo si fa?), dicevo la signora findus e la findus tutta stanno appassionandosi alle avventure dell’ultrabattello e vorrebbero fare pubblicità dei loro prodotti.
insomma, andrea, mi hanno proposto di inserire il capitano findus all’interno del battello. io gli ho detto, guardi signora findus che proprio non è possibile che ci abbiamo già un bordello, tra mucche, gatti e gente varia che sembra l’arca di noè. allora mi ha proposto di fare che nei surgelatori atomici del battello ci siano i prodotti findus e i nostri eroi si cibavano di bastoncini e sofficini e fiscenkrok ma io, andrea, le ho detto, guardi signora findus che abbiamo un cuoco di bordo di livello che se solo gli propongo la zuppa del casale findus, gli viene un trombo.
tra l’altro, andrea, ce l’abbiamo il cuoco di bordo?
cioè, all’inizio io pensavo all’oste ma adesso che l’oste è diventato commodoro capo mica ci avrà più tempo per cucinare. chi cucina i pranzi e le cene, andrea?
comunque, per concludere la storia della findus, alla fine non se n’è fatto nulla che poi ho pensato che tu comunque non eri d’accordo ad avere uno sponsor come la findus, che ti conosco a te.
boh, vediamo come procede la storia. e ascoltiamo le vocine negli altoparlantini, che non si sa mai.
Ad esempio, Guido, mi risulta che a bordo dell’Ultrabattello tutti possano – in qualsiasi momento - comunicare con tutti per mezzo d’un sistema gestito dal signor Computer di Bordo, che organizza e collega migliaia e migliaia di altoparlantini ricetrasmittenti piazzati fin nel più recondito anfratto della nave. Va da sé che - spesso - la comunicazione fra i vari membri dell’equipaggio e il computer medesimo non contenga molto di interessante e, anzi, tante le volte degeneri in un chiacchiericcio decisamente idiota. In tal caso, v’è la possibilità - per chi si sia stufato di chiacchiere o battute cretine (Pasqualino, quando si mette, è sfiancante) - di tagliarsi fuori da tutto ciò e godersi un po’ di silenzio. Pasqualone – ad esempio - ricorre spesso a quest’opzione, in gergo sbrigativo Opzione della Quieta Intimità dei Propri Fottuti Pensieri, d’ora in poi O.Q.I.P.F.P. Pasqualino, invece, mai. Addirittura, alle volte, la usano tutti gli altri (computer compreso, e per stufare un computer devi proprio chiacchierare di brutto), e Pasqualino rimane lì da solo a sparar cazzate. Ma mi risulta, Guido, correggimi se sbaglio, che mai nessuno a bordo dell’Ultrabattello abbia avuto di che lagnarsi di questo sistema. Mai nessuno se n’è uscito a bacchettare gli altri, che chiacchieravano troppo, che dicevano cose poco interessanti, che adulavano o vomitavano o erano scemi. Mai nessuno s’è montato così la testa da pretendere di andare a dire agli altri di cosa dovevano parlare, quando, come e perché. Nessuno, tantomeno chi – come Pasqualone – ricorre quasi sempre alla O.Q.I.P.F.P. E, questo, non perché Pasqualone sia chissà quale pezzo d’un tollerantone ghandiano. No, perché - semplicemente - lui dal chiacchiericcio si taglia quasi sempre fuori, non lo ascolta: perché dovrebbe criticarlo, fustigarlo o, addirittura, parlarne? Queste son cose da profi o da sputafuoco, i primi se ne stanno nelle scuole, i secondi in tivù, nell’Ultraspazio (correggimi se sbaglio, Guido) non se n’è mai trovati. Cioè, ragazzi, non scherziamo: il vero nemico – nell’Ultraspazio - è l’Assordante Silenzio, che preme contro i timpani e ti fa andare il cuore a mille! Addirittura uno scorbutico come Pasqualone ascolta – di tanto in tanto – il chiacchiericcio degli altri. Alle volte, addirittura – ma dev’essere proprio di buon umore – dice anche una parola. O due.
E poi, c’è sempre la remotissima possibilità che un extraterrestre, a un certo punto, s’infili nella conversazione. E questo mi sembra un ottimo motivo perché il buon intenditor tenga le orecchie ben aperte.
Il vuoto non era assoluto. Un terzo di atomo di idrogeno per chilometro quadrato. Comunque, una cosa che andava bene. L’Ultrabattello ci viaggiava dentro, sopra e attorno, sfruttando la forza di Schwabb – detta anche Forza Caotica o Discronica. Da un punto di vista strettamente matematico, l’Ultrabattello era fermo. Da un punto di vista latamente fisico, invece, si filava, orca se si filava!
Un’astronave che usava la forza di Schwabb aveva le dimensioni esterne e quelle interne scollegate, in termini scientifici: discroniche, appunto. Per cui, l’Ultrabattello – che esternamente non era più grande, fate conto, d’un sommergibile – per essere esatti, d’un sommergibile abbastanza grosso – internamente (quando era sospinto dalla Schwabb) diventava grande quanto tre isolati di cinque piani. Tutto ciò, unito agli schermi temporali, alla manovrabilità e alle migliaia di lucine che lampeggiavan gentili ovunque, faceva dell’Ultrabattello la punta di diamante dell’evoluzione tecnologica terrestre. In termini scientifici terrestri, un’autentica figata.
A bordo, la notte artificiale cedeva il passo al sorgere del sole, dietro i biopannelli nelle vaste cabine. Pasqualone si alzò, felice che la notte fosse finita. Aveva un milione di cose da fare e non aveva dormito bene. In cucina, di nuovo avvertì quell’inquietudine che l’aveva sfiorato nottetempo. Non ne fece parola con Pasqualino, che - silenzioso e gonfio di sonno - s’ingozzava di uova e pancetta. Pasqualone si fece fare un panino col prosciutto cotto e il pomodoro e, con la tazza del caffé in una mano, nell’altra il panino, s’avviò verso la sala macchine, senza dire ne a ne ba.
Mangiavano anche l’Erredititì e Cusumano, chini sui piatti e silenziosi. Il Capitano, girato di schiena, spignattava come un dannato agli ultrafornelli. Arrivò anche Capitan Fracassa che, annusando il profumino che aleggiava nella sala, esclamò:
- Belìn!
Poi si sedette e tacque.
- Posso avere un’altra salamella, - chiese la dottoressa Stanislàvlem.
Il Capitano grugnì, ma poi disse:
- Certo.
Per sé, s’era preparato unicamente una tazza di caffè. Faceva colazione così, con un caffè e una sigaretta. Una pessima abitudine e lo sapeva e, ogni mattina, si riprometteva di mangiar qualcosa a colazione, ma il giorno dopo. Anche lui avvertiva una strana inquietudine, quella mattina, ma tutto era a posto. O, perlomeno, lo sembrava. La Vacca brucava quieta, come tutte le mattine. E, lì accanto, Enzo sgranocchiava i suoi croccantini.
Poi, tutti, finite le sigarette, scapparono a lavorare, chi dietro la manutenzione delle macchine, chi sopra le mappe stellari e chi a monitorare lo spazio immenso intorno all’Ultrabattello. Unica a restare dov’era, la dottoressa Stanislàvlem, che tirò fuori un librone di medicina spaziale dalla borsa e si mise a leggere. Enzo, stiracchiandosi, partì svogliatamente sulle tracce di Pasqualone. Ma, stava per imboccare il corridoio che portava alla sala macchine, che se lo vide passar davanti quasi di corsa. Più o meno nel medesimo istante, tutto l’equipaggio stava tornando in sala mensa, chi con un’altra sigaretta già in bocca, chi senza, ma tutti con lo sguardo stupito. Guardavano la dottoressa Stanislàvlem e il Capitano diede voce alla domanda che tutti volevano fare, che era questa:
- E lei chiccavolo è, adesso?
- E’ il medico di bordo, - spiegò il Computer.
Tutti erano perplessi. Il Capitano chiese:
- Ma da dove salta fuori?
- Per sua norma, Capitano, io non... - incominciò a dire la dottoressa, ma il Computer la interruppe.
- Era surgelata. Voleva evitarsi lo stress del decollo, così l’abbiamo surgelata.
- Ibernata, - disse la dottoressa Stanislàvlem, - si dice i...
Ma la correzione fu subissata dalle domande degli altri, che volevano sapere perché non erano stati avvertiti e se c’era qualcun altro surgelato a bordo e, se sì, perché.
- Non lo so, non lo so e non lo so, - gridava il povero Computer, - io so soltanto che uno dei due organizzatori di questa spedizione s’è riservato una Sala Ibernati di dimensioni, per di più, variabili, per tenerci - mi è stato riferito testualmente - “tutti i membri dell’equipaggio che verranno ancora in mente a quello stordito dell’altro organizzatore di questa spedizione, così non dobbiamo tutte le volte tornare indietro, che qui, boia d’un mondo, continuiamo a girare e girare come quell’animaccia in pena di Gengis Khan, con rispetto parlando e che il cielo e i lupi mi perdonino, però adesso basta, cazzo, sempre con rispetto parlando.” Ecco, testualmente.
Pasqualone e il Capitano si guardarono e, senza pronunciar motto, partirono - seguiti da Pasqualino - verso la Soffitta.
Così era detta in gergo la sala dov’era conservato il cervello del Computer, che stava chiaramente battendo le ciocche.
Gli altri, rimasti a guardare la Stanislàvlem, furono da costei interpellati così:
- Si sfumazza, eh?
- Ah no, eh, - incominciò la generale protesta, - eh no, non è che adesso...
Ma, ratta, la Stanislàvlem estrasse una sigaretta e l’accese, zittendoli.
- Anch’io, - disse, - come un turco.
(Approfondimento Psicologico del Matematico: 7)
ciao andrea.
torno sol’ora dall’auchan che c’è lì nel raccordo, lì dell’autostrada più o meno. non mi hanno fatto entrare. la sicurezza non mi ha fatto entrare perché a loro avviso ero vestito da babbo natale. non so. ero andato per acquistare un tasto nuovo “caps lock” per scrivere le maiuscole che non ne posso più. e non mi hanno fatto entrare.
mah. ti giuro che ero vestito normale. mi han detto che non potevo andare vestito da babbo natale che confondevo la clientela. ma io, andrea, non ero vestito da babbo natale. ti giuro. succedono strane cose in questo periodo, andrea. c’è di nuovo il vento caldo della fine del mondo (d’ora in poi vcdfdm) e insomma, andrea, non ho capito perchè non mi hanno fatto entrare adducendo il curioso motivo che ero vestito da babbo natale. sarà stata la barba bianca e la berretta rossa. ma che vuoi, la mia berretta rossa è la mia berretta preferita.
la barba bianca te la spiego un’altra volta.
comunque.
ti ringrazio sinceramente per il punto della situazione. ce n’era sinceramente bisogno. vedi che le dispense segrete della scuola holden di torino che ho rubato per te a rischio della vita e ti ho regalato, servono a qualcosa. ricordo distintamente che a pagina 71 c’era il capitolo che parlava dell’utilità, per il lettore distratto e anche per lo scrittore svagato, dell’utilità del fare un bel punto della situazione.
(una cosa simpaticissima andrea: ogni volta che scrivo holden sto rincoglionito di compiuter mi corregge automaticamente in “golden”! secondo me è una cosa simpaticissima).
comunque.
mi piace moltissimo anche la valutazione dell’approfondimento psicologico. essenziale riuscire a compensare gli scompensi, sennò il lettore, anche quello sbadato non mi si affeziona ai personaggi. e invece bisogna che anche il capitano niuyorkese abbia un suo senso nella storia. altrimenti lo buttiamo fuoribordo. no scherzo, andrea.
guarda, ti ripropongo l’opzione, dell’innamoramento: il capitano e cusumano si innamorano della ragazza dalle tette tonde e si crea, a livello psicologico, un bel trambustone. eh? cheddici? un bel trambustone amoroso.
un altra cosa ancora.
ci siamo porcavacca (con tutto il rispetto per la nostra vacca di bordo) ci siamo dimenticati del medico di bordo. ora, non possiamo proprio farne a meno, andrea. è innanzitutto pericolosissimo che se qualcuno si ammala, o semplicemente gli vien mal di denti o viene sparato col laser, è un casino.
come facciamo?
mi rendo conto che a sto punto non possiamo far tornare l’ultrabattello sulla terra. soprattutto considerando che a sto giro il vaticano non ci perdonerebbe usando probabilmente dei missili antimucca (che ce li hanno, ti assicuro).
quindi non so.
tra l’altro sarebbe molto utile un medico, che potrebbe estrarre dalla natica destra di enzo il “caps lock” e in qualche modo me lo fate arrivare qui sulla terra.
no?
cheddici andrea?
il medico di bordo?
come facciamo?
un abbraccio.
guido
ps
quanto ha di approfondimento psicologico il matematico?
Allora, Guido, come da accordi presi in data 12 febbraio ’07 nel reparto latticini del crai di largo Madama, ti scrivo questa mail - di nascosto dai nostri lettori - per fare il punto sui passi - avanti, indietro e falsi - del nostro romanzo epistolare fantascientifico “Ultrabattello”. E, come da tua richiesta, ti faccio anche un breve riassunto, poiché so che - e fai la spesa e vai a fare il babbo natale per due lire e vai avanti con una roba, con l’altra, e scrivi il blog e rispondi a una mail - spesso uno si confonde, non capisce più niente, non sa più che cosa ha scritto da una parte e che cosa dall’altra.
Dunque: i nostri eroi son partiti dall’incrocio tra via Napione e corso San Maurizio. A maggio d’un non ben precisato anno. Dopodiché ho messo altre date, e le ho messe corrispondenti al giorno in cui scrivevo il blog. Tra maggio e febbraio - sempre che si tratti del maggio scorso - non si sa che cosa abbiano fatto. Possiamo pasticciare col fatto che l’Ultrabattello viaggia anche nel tempo, ma questa è e resta una bella stronzata che ho fatto io.
Alla partenza, sull’Ultrabattello c’erano soltanto Pasqualino, Pasqualone e l’Erre, poi son comparsi il signor Ostedi84chili (che allora ne pesava 85) e questo Capitano di New York, che io chiamo Capitan Fracassa per prenderlo un po’ in giro. (E’ successo, tra l’altro, che in un dialogo il Capitan Fracassa dicesse - del tutto inaspettatamente - “belino”. Dunque, possiamo farlo genovese.) ‘Sti due son comparsi un po’ così, alla brutto dio - e questa volta è colpa tua -, ma lì possiamo pasticciare col teletrasporto. Poi c’è stata una missione nel tempo per far cambiare idea a Benedetto Croce sulla letteratura alta e bassa. Questa missione è fallita (questa volta, noi non c’entriamo, però. E’ stata colpa di Pasqualino). Poi ci son state le elezioni del Capitano dell’Ultrabattello. Eletto in prima battuta, Pasqualone ha rifiutato. Eletto dunque il signor Ostedi85kili, che per l’occasione ne ha perso uno, di chilo. Poi c’è stata una missione in cui il Magnifico Equipaggio voleva farsi una foto ricordo sulla Luna. Anche questa missione è fallita. Poi tu hai riletto le dispense della holden – che, Guido, hai tu, non io, non ti confondere - ed è saltato fuori il personaggio ad arco voltaico, cioè, di volta, la pietra miliare, lì, non ho capito bene, Cusumano. Siamo andati a prenderlo in Abruzzo. Poi io ti ho fregato il gatto e l’ho piazzato sull’Ultrabattello, che andava e veniva dalla Luna, dall’Abruzzo, con l’Erre sui ponti a Torino... Abbiam girato come la merda nei tubi, lì, Guido, dobbiamo riconoscerlo. Vabè, poi il Vaticano ci spara un missile terra-aria, noi lo evitiamo e Cusumano e la sua Vacca ci salvano.
Come da tua richiesta, ti do gli approfondimenti psicologici - al momento - dei personaggi:
Pasqualino: 4
Pasqualone: 5
Signor Ostedi84kilogrammi: 4
Capitan Fracassa di New York: 1
Erredititì: 3
Cusumano: 1
Signor Computer di Bordo: 0
Enzo: 6
Vacca: 2 (+1, per l’apporto biblico)
Ecco, su questa Vacca io ho dei progetti. Mi piace da matti, come personaggio.
Questo è quanto. Spero di aver fatto luce sui punti scuri di cui mi parlavi al crai.
Tra l’altro, c’è la mozza in offerta.
Tu come sei messo a soldi? Io ho notato che da due mesi in qua c’è stato un tracollo nelle richieste di babbi natali nei negozi. Ma succede anche a te?
Se un missile armato di santi e madonne ti prende nel fianco, lassù, tra le nuvole e le stelle, poco sopra le nuvole ma ancora molto al di sotto delle stelle, e tu viaggi in balìa d’una forza detta centrifuga, cieca e ottusa come tutte le forze, i muscoli contratti per far fronte all’indicibile stress del decollo, e col radar spento perché tanto non puoi neanche guardarlo e non potresti in alcun modo evitare neppure un ostacolo che ti si parasse di fronte, figuriamoci un missile che segue il tuo calore di animale e ti si avventa addosso, vuole azzannarti il fianco, t’azzanna, ebbene, quasi non ti accorgi di morire. E’ come quando, al Corso per Astronauti e Acrobati Circensi, ti facevan tenere quei pesetti di cinque chili nelle mani strette a pugno, le braccia allargate, dritte. Guarda caso, la posizione era quella del Cristo in croce. Poi, quando non sapevi più a che santo votarti per non metterti a piangere e buttarti per terra dal dolore, ti urlavano:
-Sciogliere!
E tu allora lasciavi cadere le braccia lungo i fianchi e un calore pervadeva tutto il tuo essere di astronauta ed eri grato a dio - o chi per esso - e stavi bene. Ecco cosa si prova, a morire in questo modo. Quello che vedi, poi, è soltanto un baluginìo davanti gli occhi, che ti sembra nascere dal poggia-testa del sedile di fronte, o dal groviglio di cifre lampeggianti sugli strumenti della console.
Ma può anche capitare che tu sia così stupendamente imbecille da trovarti con la testa girata di fianco, perché hai voluto a tutti i costi fare una battuta cretina, sei in testa e volevi che gli altri la sentissero bene. E, con la testa girata a quel modo, non puoi far altro che guardare da un oblò e, con la coda dell’occhio, vedi laggiù la Magnifica Vu delle oche - che teccano a 12mila metri, e chiamale oche - aprirsi di botto per lasciar passare un muso osceno, seguito da un barbaglio ridicolmente giallo. Qualcosa che stona, lì, tra le oche.
E allora gridi - può capitare - con quanto fiato hai in gola e, da come urli, non c’è il rischio che gli altri la prendano per un’altra battuta, poi da te si aspettano ben di meglio, questa farebbe proprio schifo come battuta:
- Missile!
E può capitare che il capitano - che tutto è, tranne che un’imbecille, ma non può raggiungere nessuno strumento utile alla bisogna – quasi per una contrazione nervosa (o anche atto di fede) schiacci l’unico pulsante che può schiacciare, quello per controbilanciare i vuoti d’aria, e lo faccia proprio nell’istante esatto in cui il missile sta per prendere in pieno il fianco dell’Ultrabattello, che schizza in alto d’una decina di metri, si scuote tutto, trema e proprio non capisce quale vuoto d’aria si doveva evitare.
Il missile passa sotto l’Ultrabattello con boato avvertito dal Magnifico Equipaggio come un dolore sordo, nelle ossa.
- Cielo e lupi!
Questo è il signor Computer di Bordo, ora ben sveglio.
- Torna, il bastardone!
Solo un uomo può salvarli, e lo sa. E soltanto una Vacca, e lo sa anche lei. Prima che tu possa dire amen, Guido, dì un po’ “amen”, ecco, mentre tu dicevi amen Cusumano s’è già calato in testa il casco, ha agguantato la Vacca, è fuori, cavalca l’Ultrabattello roteando la Vacca, per chi l’ha visto: come Tekkamen con la sua lancia. E io, per questa signora Vacca, non ho parole, Guido, dunque userò quelle che dio in persona pare abbia usato per descrivere l’Ippopotamo a Giobbe:
Ecco, la Vacca (dio diceva l’Ippopotamo), che io ho creato al pari di te,
mangia l'erba come il bue.
Guarda, la sua forza è nei fianchi e il suo vigore nel ventre!
Rizza la coda come un cedro,
i nervi delle sue cosce s’intrecciano saldi!
Le sue vertebre, tubi di bronzo,
le sue ossa come spranghe di ferro!
Essa è la prima delle opere di Dio!
Spazza, Cusumano, il missile con la Vacca che rotea, in apnea. Poi rientra subito, perché altrimenti gli schiatta la Vacca, che non respira. Il missile, rotto in due, cade nel Pacifico.
Giacerà sul fondo melmoso, un pezzo di qua, l’altro di là. Disinnescato. I pesci possono stare tranquilli: non si proverà mai più a nuocere, né lo farà senza volerlo. Perché era un missile malvagio ed è stato sconfitto con una Vacca santa.
allora andrea qui tu mi fai il discorso dello stile.
va bene.
sacrosanto direi, andrea.
però mi fai venire anche il nervoso, mi fai venire.
eh.
andrea tu mi hai lasciato lì con il vaticano che spara missili contro l’ultrabattello. mi hai lasciato lì così con i missili che viaggiano a velocità ultasonica contro l’ultrabattello. e io son due giorni che non penso ad altro che ai missili del vaticano che pam! mi disintegrano l’ultrabattello pam! con pasqualino e pasqualone e il capitano niuiorchese e cusumano e l’oste e soprattutto la ragazza dalle tette tonde e porcaeva enzo che è l’unico gatto a cui io abbia mai voluto veramente bene, andrea.
e no.
io ci ho l’ansia dei missili dell’ultravaticano maledetto che mi disintegra il battello che ci ho messo il cuore e l’anima e l’intestino crasso e il gatto.
cioè va bene che da quando ho rubato per te le dispense segrete del corso per scrittori di romanzi di fantascienza della scuola holden di torino, tu mi stai imparando i trucchi che mi lasci il lettore appeso, usando la tecnica chiamata della “suspens”, cioè mi vai a sospendere i missili del vaticano.
che però continuano a volare verso il mio battello preferito.
loro della suspens se ne fottono i missili.
pensa che qui ci sono io, andrea, e il nori, con tutto il rispetto parlando, con il vaticano che mi spara i missili in culo, il nori no.
no, il nori no.
non adesso.
ho bisogno di sapere.
io ho bisogno.
quindi andrea, per favore, sti missili li facciamo tipo deviare in qualche modo?
consiglierei, ma prendila con il beneficio del coso, che cusumano, brandendo la sua vacca a mò di racchettona da tennis, li rispedisca, i missili, al mittente.
cheddici?
un abbraccio
guido
Che poi dopo, Guido, io son due settimane che giro per blogs e non so, Guido, non lo so mica che cosa mi è preso ma dev’essere che ho fatto indigestione, non lo so, mi si è attaccato addosso questo modo di scrivere tutto sgrammaticato e pieno di frasi con il soggetto che è una roba e il verbo che poi è un’altra, cioè, si riferisce a un’altra cosa, il verbo, Guido, che poi dopo tu per un attimo non capisci più niente. Che poi è anche tutto pieno di ripetizioni, questo stile, Guido, e che poi è anche pieno di che poi. Che poi dopo io lo chiedo a te, Guido, perché io non lo so, non lo so proprio che cosa ci è preso, di scrivere a ‘sto modo, non tutti ma una buona metà sì, e se non lo so lo chiedo a te, Guido, ma tu sei anche libero di non rispondermi o di scrivermi che non ti frega proprio niente del perché scriviamo a ‘sto modo sui blogs, tutto sgrammaticato e pieno di errori curatissimi per far vedere che noi la grammatica non ci piace. Che poi a me era già successo, Guido, dopo che avevo letto quattro libri uno dietro all’altro di Paolo Nori, Guido, che poi dopo scrivevo così, tutto sgrammaticato e con le ripetizioni, Guido. Che poi adesso ho letto per due settimane i blogs e Guido, merda, m’è successo di nuovo. Che poi io mi sento anche in colpa, Guido, perché li ho passati io i primi libri di Paolo Nori, ai miei amici. Che poi adesso mi arrivano certi messaggi sul cellulare, Guido, tipo: la birra, Andrea, io vado a dormire e non ne ho mica voglia, la birra, ‘stasera, che poi dopo devo alzarmi presto. Che poi dopo allora dev’essere successo che un blogger ha letto quattro libri di Paolo Nori uno dietro l’altro e s’è messo a scrivere sul blog, poi dopo gli altri l’han letto e s’è diffuso il virus, no, volevo dire che poi dopo gli è presa la malattia anche a tutti gli altri. Che poi dopo l’altra sera ho acceso la televisione e c’era Ascanio Celestini che parlava anche lui così, Guido, un po’ più corretto ma tutto pieno di che poi e ripetizioni, che poi mi son detto, spetta spetta, sta a vedere che s’è ammalato pure Ascanio, mi son detto io, quella sera là. Ma allora, Guido, no, perché poi dopo sembra che qui noi scriviamo robe di alta critica letteraria per farci leggere da Benedetto Croce, mentre invece questo è un romanzo di fantascienza bassa da cui trarci i films e le fikscion. Ecco, no, io l’ho scritta, questa roba, perché a me mi sembra, Guido, che questa roba di tutti che si mettono a scrivere uguale a tutti gli altri, dopo, sia anche una bella storia fantascientifica, va’ là.
Filano, filano che è un piacere, sull’Ultrabattello smaltato e lucido che è proprio uno spettacolo a vedersi, sguissh sguissh, han già bucato le nuvole, whoom, tutto il magnifico equipaggio è imbragato, legato ai sedili in fila, a due a due, Pasqualino e il Capitano in testa, whoom, un altro vuoto d’aria e Pasqualino, nonostante il frastuono e l’accelerazione che lo spiaccica contro il sedile, riesce addirittura a voltarsi un po’ e a urlare e a farsi sentire:
- Dà fastidio l’aria?,
e tutti a pensare: rido dopo, però, rido dopo, cazzo, che se rido adesso mi partono le otturazioni, partiti, finalmente partiti, non c’è più niente che li possa fermare, niente e...
Mettiamo un attimo in pausa, Guido. L’Ultrabattello non può partire così, senza un adeguato interesse da parte della stampa internazionale. Va bene che la metà dei paesi della Terra ha cose più importanti di cui scrivere e l’informazione in Italia è quella che è, ma non è possibile che in Francia o in Olanda nessuno abbia scritto nulla, sull’Ultrabattello. Dai, non è possibile. Neanche un trafiletto, una robina che svolazza nella scia di quest’astronave, tutta smaltata e lucida che è uno spettacolo a vedersi. In Italia, si sa che non viene più scritto molto che non interessi i cattolici. Tra l’altro, ho capito perché vuoi mandarli alle crociate, Pasqualino e Pasqualone: perché, da bravo scrittore di fantascienza, cogli l’andazzo dei tempi e ne continui la parabola. Bravo. Ma appunto, pensa che è addirittura arrivata una lettera d'un cardinale piuttosto importante al matematico, in cui il cardinale si congratulava e si diceva felice che nell’Universo ci fossimo soltanto noi, di vivi. Proprio al matematico, tra l’altro, che è stato il primo a sostenere la spedizione dell’Ultrabattello e darebbe non so cosa perché il Magnifico Equipaggio lo smentisse e trovasse decine e decine di pianeti abitati da esseri che – se credono in un dio – è sicuramente un altro, diverso da quello in cui crede il cardinale piuttosto importante. Io pensavo interessasse, in Italia, e invece no. Vabè, comunque i nostri sono partiti.
Partiti! Nel disinteresse generale, nel silenzio della stampa (anche italiana e son partiti proprio dall’Italia, vabè), con Pasqualino che per fare il battutone è rimasto lì schiacciato con la testa girata e coglie con la coda dell’occhio la Magnifica Vu delle oche comuni in migrazione a 12mila metri e poi su, negli strati inferiori della stratosfera, sguisssh, più su ancora! E non c’è più niente in grado di fermarli, niente... Tranne, forse... Cos’è quel coso?
Guido. Io lo sapevo che dovevo starmene zitto.
S'avventa sui nostri eroi un missile terra-aria, verosimilmente sparato dal Vaticano.
Promemoria:
Enzo non si stacca più da Pasqualone, che è costretto a inventarsi una borsa a tracolla porta-gatto.
Pasqualino ha il torcicollo.
Tutti hanno capito che l’Erredititì è innamorata di Pasqualone.
Pasqualone non ha capito un tubo.
io però andrea scherzavo quando dicevo che volevo
che l'ultrabattelo si portava via enzo.
cioè, andrea, enzo, mi faceva compagnia.
chi mi sveglierà ora
rosicchiandomi le unghie degli alluci?
chi mi canterà le canzoni di uolt disnei?
e quando che torno a casa
chi mi accoglierà scodinzolando e sbavandomi le scarpe?
e poi enzo sapeva fare la pizza...
enzo, mi mancherai
stai attento alle meteore e ai buchi neri
Quando l’Ultrabattello decollò, sorvolando pianure di terra e acqua, la notizia secondo la quale noi esseri viventi della Terra s’era soli nell’Universo aveva già fatto più e più volte il giro del Mondo e, girando e girando, s’era arricchita di conferme, prove e contro-prove che la dimostravano sempre più e meglio, rendendola vieppiù incontrovertibile (sempre che una cosa possa essere considerata più o meno tale). Ad ogni riconferma – che giungeva sempre con i più sentiti complimenti e dimostrazioni di rinnovata stima da parte degli esimii colleghi – il matematico di corso San Maurizio, Torino, annuiva stancamente nella sua stanzetta zeppa di libri e polvere, e usciva a camminare sul Po, a spacciar gratis sigarette ai tossici e a guardare i pescatori di povere metamorfosi di pesci, specie nuove, esseri melmosi e fragili, deviati dall’uomo come il corso del fiume nel quale si erano lentamente trasformati. Stava lì, il matematico, a guardare quegli esserini coperti di squame dai colori improbabili agitarsi appesi all’amo. Non poteva fare a meno di pensare che, secondo i suoi stupidi calcoli, fossero quelli gli unici esseri viventi nuovi che potevamo sperare di vedere. E guardava con apprensione, mentre il pescatore li staccava e li ributtava nella melma, borbottando disgustato. Era comico e triste: pescando un essere così nello Spazio, l’Ultrabattello sarebbe riuscito nella sua disperata missione. Qui, nel Po, quello stesso essere era considerato soltanto uno scherzo della natura, quando – se c’è una cosa che non fa mai, la natura – è scherzare.
Perché era così importante che ci fosse qualcos’altro di vivo nell’Universo? Non certo per quei libri di cui il matematico si circondava: tutti romanzi e moltissimi di fantascienza. L’uomo avrebbe continuato a scrivere di se stesso, come aveva sempre fatto. No, c’era qualcosa di molto più profondo, molto più importante. Qualcosa che andava addirittura al di là del risultato di quell’altro, stupido calcolo che il matematico aveva fatto – un calcolo, oltre che facilissimo, pure basato su un assunto errato, sull’assuno che ci fosse – invece – qualcosa di vivo nell’Universo. Ma il matematico l’aveva fatto ugualmente, quasi di nascosto da se stesso. E il risultato era che – qualora avessimo incontrato qualcosa di vivente nell’Universo – l’avremmo subito ucciso.
E mentre l’Ultrabattello decollava, sorvolando pianure di terra e acqua e a poco a poco si allontanava dalla Terra, seguendo una traiettoria tangente l’equatore al fine di sfruttare al massimo l’effetto fionda, il matematico saliva, appesantito, le scalinate dei Murazzi, per andare a comprare altre sigarette, per sé e i tossici del lungo Po. A bordo dell’Ultrabattello, un equipaggio formidabile, messo insieme dopo anni e anni di selezioni: Pasqualino, Pasqualone, il Capitano Ostedi84chili, la signorina Erredititì (Primo Ufficiale), Capitan Fracassa di New York, il signor Cusumano di Loreto Aprutino, Enzo dagli occhioni luccichini e il signor Computer di Bordo.
S’allontanavano dalla Terra come il filo d’un’enorme trottola tirato via da un’enorme mano.
Essi sono i nostri messaggeri, ciò che di più appropriato siamo riusciti a mettere insieme.
Promemoria: tutti i nostri personaggi, Guido, fumano. Fumano un casino.
ciao andrea,
da due giorni enzo si è convinto di essere un aristogatto.
ieri sera è zompato sul tavolo e ha iniziato a cantare una melensissima canzone alla walt disney e, insomma, non lo sopporto proprio più.
riesce pure, e non so come, a ingrandire gli occhi e a farli luccicare. mi dà la nausea.
non ti voglio, andrea, responsabilizzare all’eccesso, ma ti ricordo che la cassetta degli aristogatti glie l’hai regalata tu a natale e io ero dubbioso già allora, perché so quanto questo gatto obeso sia facile alla demenza.
ho pensato che non sarebbe male mandarlo un po’ in vacanza sull’ultrabattello a enzo. tu m’insegni che le navi, puranco quelle spaziali, ci hanno bisogno di un gatto di bordo per i topi. ora non so come sia la situazione a livello di topi sull’ultrabattello, però un gatto fa sempre piacere, no?
dunque, se fosse possibile e non troppo disagevole, sarebbe cosa gradita se il battello potesse, di ritorno dagli abruzzi, fare un passaggio qui su torino e prendersi il gatto.
d’altra parte devono venire a raccattare la ragazza dalle tette tonde, quindi…
ecco andrea, volevo dirti solo questo.
stai sano.
guido